Giulio Rigoni | Biography
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Born in Rome, 1976.
Lives and works in Rome.

 

SOLO EXHIBITIONS

 

2015
Meraviglie, Mamaart Gallery, Rome
Contemporary Renaissance #2, Giudecca 795 Art Gallery, Venice

 

2014
Segnali sul Lago, 50 e Più ONG, Lago Maggiore
Contemporary Renaissance, Giudecca 795 Art Gallery, Venice
Dakart 2014, Dakar Biennale, Dakar

 

2013
Art@Hilton, Giudecca 795 Art Gallery, Venice
Té con l’artista, Roma&Roma, Rome
Le Nozze, Opera Unica Gallery, Rome

 

2011
Re-creation, Sinagoga, Sorano
Room for Surprise, Stephen Score Art Gallery, Boston

 

SELECTED GROUP EXHIBITIONS

 

2016
BIAS Biennale Arte Sacra, Palermo
Oltre i Libri, Biblioteca Angelica, Rome

 

2015
Alice in Wonderland, RvB Arts, Rome
CIBO, Emporio Liberarti, Trieste
SpaziOfficina, Castello, Capalbio

 

2013
Oh, make me a mask!, Emporio Liberarti, Trieste

 

2012
Lineas, Don Chisciotte Gallery, Rome

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Il lavoro di Giulio Rigoni ci trasporta in uno spazio tempo mitico costituito da bidimensionalità che diventano scenografie.

L’apparente immobilità dei volti, delle scene epiche e dei giardini alla francese, sempre sottilmente asimmetrici, muove dalla sobrietà spiritualistica e ordinata della pittura tardo-medioevale. I piani prospettici si aprono, come wunderkammer, su stupefacenti scorci fiabeschi.

La luce è chiara e definita: l’universo cromatico pre-sintetico si fonda sul calore dei colori primari. Mentre le oscurità sono dense e riposanti, mistiche quando si vestono d’oro. L’artista usa un linguaggio pittorico codificato fatto di eleganza ed equilibrio attraverso il quale traspare, come un universo sbirciato dal buco di una serratura, un serbatoio immaginifico ricco di personaggi fenomenali.

L’allegoria è il tema ricorrente di un disegno che racconta storie. I personaggi e gli oggetti senzienti, usciti tutti dal caleidoscopio di un’età dell’oro immaginaria, stabiliscono una conversazione silente.

Nuvole, navi, torri e animali fantastici ci appaiono intenti in un minuetto semi-serio dove alla rappresentazione naturalistica si preferisce un’idealizzazione platonica. Lo spazio volutamente statico ma spaesante invita l’osservatore a slittare verso una dimensione alta ed interiore. In questo mondo di Oz, c’è chi stringe una nuvola come una spugna.

C’è lo spazio intimo di un minuzioso dettaglio ma anche quello onirico di un cavallo quasi chagalliano.

C’è una natura morta dai risvolti mitologici ma anche una dimensione fanciullesca e piacevolmente ludica. L’artista si rivolge al fruitore affinché goda della bellezza dell’opera e ne percepisca le atmosfere o il sentimento, in un moto sorridente ed ispirato, senza necessariamente decodificarne il linguaggio.

 

Giada Saint Amour di Chanaz